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Petrolio ai massimi da 5 mesi

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Il petrolio sale ai massimi da 5 mesi a questa parte, con il Brent che ha guadagnato oltre il3 per cento spingendosi fino alla soglia di 45 dollari al barile. Merito dello shale oil, che continua ad arretrare, e forse in parte anche la ripresa dei rumors che danno per probabile il riavvio delle negoziazioni per poter trovare un accordo che possa effettivamente congelare la produzione, dopo il fallimento del vertice di Doha.

Tornando allo shale oil, la notizia dell’ennesimo calo delle estrazioni di greggio negli Usa – secondo il quotidiano Il Sole 24 Ore, il livello è oggi pari al minimo da ottobre 2014 – è riuscita a ribaltare la situazione sul mercato petrolifero internazionale, dopo che le quotazioni del barile avevano reagito con un deciso ribasso alla fine delle proteste in Kuwait, che secondo la Kuwait Petroleum Corp consentirà di riportare la produzione sui livelli precedenti entro pochi giorni. Oltre a ciò, vi sono altre difficoltà produttive dall’esito incerto. Si pensi – affermava ancora il quotidiano economico finanziario – quanto accade nel Mare del Nord o in Nigeria

In ogni caso, appare evidente che per gli operatori l’evento principe è lo shale oil, che sta perdendo il passo rispetto allo scenario previgente. Gli Usa hanno già perso oltre 600mila barili giornalieri rispetto al picco di un anno fa, e con il numero di trivelle ridotto ai minimi dal 2009 e problemi finanziari sempre più gravi per i “frackers”, quanto sopra potrebbe essere solo l’inizio. L’Eia, affermava il Sole 24 Ore, si attende in tal proposito che la produzione onshore, al netto dell’Alaska, cali di 950mila barili giornalieri nel 2016 e di altri 700 mila barili giornalieri nel 2017.

Infine, a sostenere il prezzo del petrolio ci ha provato anche l’Iraq: dopo Doha e il fallimento dei tentativi di trarre un’intesa con i principali produttori di greggio, si sta ora cercando di organizzare un nuovo vertice in Russia il prossimo mese, per trovare una nuova soluzione. Lo ha confermato il vice ministro del Petrolio Fayyad Al Nima, titolare del dicastero dopo le dimissioni di Adel Abul Mah-di. Tuttavia, Mosca sembra essere piuttosto vaga in merito, e, anzi, sancisce l’assenza di qualsiasi evento in programma. Il ministro dell’Energia Alexander Novak ha commentato chiudendo a tale eventualità, poiché “viste le discussioni di domenica, la possibilità di raggiungere un accordo sono piuttosto scarse”.

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