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Opzioni petrolio, greggio ai massimi da un mese e mezzo

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Prosegue la nuova strada al rialzo del greggio, con il petrolio che al Nymex si porta sopra quota 48 dollari al barile, per un livello che è ai massimi delle ultime sei settimane. Insomma, dai minimi sotto quota 40 dollari al barile che sono stati toccati nel corso della seduta di negoziazione dello scorso 2 agosto, il petrolio ha potuto riprendere rapida quota, recuperando circa il 20 per cento, una soglia che per gli analisti ha un chiaro riferimento (bull). Ma per quale motivo le quotazioni del greggio sono tornate a impennarsi in maniera così consistente? E durerà?

Negli ultimi giorni, a spingere le quotazioni – che già nel corso della giornata di venerdì avevano beneficiato di un inatteso calo delle scorte settimanali dagli Stati Uniti – sono state le rinnovate speranze di un potenziale congelamento della produzione di petrolio da parte dei principali produttori. Appare infatti chiaro che il modo più semplice, efficace e duraturo per poter generare qualche pressione al rialzo nelle quotazioni del petrolio sia quello di smaltire l’eccesso di offerta attualmente presente, riducendo così il gap tra la domanda e le proposte dei produttori.

Ebbene, è proprio di questo che si parla in misura sempre più insistente dallo scorso 8 agosto, da quando – cioè – si è saputo che i Paesi OPEC parleranno di ciò in maniera più o meno informale a margine dell’IEA (International Energy Forum) previsto dal 26 al 28 settembre in Algeria.

Si tenga inoltre conto come il rally delle quotazioni del petrolio si sta verificando nonostante le cattive notizie provenienti dall’Arabia Saudita: il Paese che “guida” di fatto il cartello delle 14 nazioni produttrici ha infatti lasciato intendere la volontà di aggiornare i record produttivi di agosto, dopo quelli di luglio.

Più recente è invece la notizia che le esportazioni di greggio a giugno sono cresciute per la nazione del Golfo ai massimi dallo stesso mese del 2012. Ad ogni modo, sono numerosi gli analisti che rimangono scettici sul successo del futuro incontro, temendo che che in fin dei conti il tutto possa concludersi nello stesso modo della riunione di aprile, quando l’incontro svolto a Doha, in Qatar, si rivelò sostanzialmente inconcludente. All’epoca, la causa del nulla di fatto fu principalmente legata all’intransigenza dell’Arabia Saudita, che desiderava coinvolgere anche l’Iran nel congelamento della produzione, nonostante Teheran sia appena uscita dalle sanzioni che hanno di fatto bloccato l’export del suo greggio per tanti anni, e desideri ora recuperare il tempo “perso”…

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