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Opzioni lira turca, scenari di deprezzamento

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Quello del 2017 è stato certamente un avvio molto debole per la lira turca, sulla scia della crescita economica contenuta e del rialzo dei prezzi al consumo. L’attenzione principale resta comunque sulla politica, e in particolare sulla riforma costituzionale che dovrebbe portare verso una democrazia presidenziale.

Più nel dettaglio, da inizio anno la lira turca ha perso oltre l’8 per cento del proprio valore sia nei confronti dell’euro sia nei confronti del dollaro statunitense. Il deprezzamento arriva dopo un 2016 già all’insegna della debolezza e della volatilità, con una perdita di valore che è stata di circa il 14 per cento contro euro e del 17 per cento contro dollaro. Alla base di questi movimenti di mercato si trova uno scenario economico in rallentamento, con la crescita economica turca che secondo il FMI dovrebbe passare al 3 per cento nel 2017, dal 3,3 per cento dello scorso anno (ma con ampi rischi al ribasso) e con l’inflazione in netto rialzo. L’indice dei prezzi al consumo ha messo infatti a segno un inatteso balzo, passando a dicembre all’8,5 per cento dal 7 per cento del mese precedente e rappresentando uno dei fattori che hanno innescato le vendite sulla divisa.

Un altro elemento che ha contribuito a supportare i flussi in uscita è la posizione della Banca centrale. La CBRT ha infatti recentemente affermato che si attende che il passaggio dal deprezzamento della lira al rialzo dei prezzi al consumo sia limitato a causa dell’ampio output gap (differenza tra crescita potenziale e crescita effettiva del Paese). In questo contesto resta centrale il ruolo della politica. In particolare si sottolinea l’avvio dell’iter per approvare la proposta di riforma costituzionale per l’introduzione del presidenzialismo, che l’Assemblea parlamentare ha iniziato a discutere in sessione plenaria. In base alle previsioni del Governo, la riforma, fortemente voluta dal Presidente Erdogan, potrebbe essere discussa e approvata entro fine febbraio e dovrebbe poi essere sottoposta a referendum nella prima settimana di aprile, secondo quanto sostiene un comunicato dell’agenzia di stampa Reuters.

Attenzione inoltre ai rischi che potrebbero essere generati sul fronte delle tensioni socio-politiche: l’ondata di attentati ha infatti generato un evidente clima di instabilità che potrebbe acuirsi anche nel corso dei prossimi mesi, aprendo scenari di rischi al ribasso per la crescita economica dell’area.

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