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Nuovo calo per il dollaro su minore fiducia per rialzo Fed

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Nuovo calo per il dollaro statunitense, che sembra aver ha approfondito la flessione iniziata con minore incisività nella giornata di martedì scorso. Si noti, in merito, come il calo sia stato praticamente generalizzato, avendo riguardato non solamente l’euro e le principali valute di scambio, quanto anche le valute emergenti.

Per quanto concerne le determinanti di una simile tendenza, è facile cercare di compiere qualche breve ipotesi: è infatti possibile (o probabile) che il mercato si stia riposizionando, ri-prezzando lo scenario di rialzi dei tassi Fed, e rivedendo significativamente al ribasso le probabilità di un rialzo già a settembre. Le probabilità che la Fed possa alzare i tassi nella prossima riunione del FOMC (per il primo aumento del 2016) sono fortemente minoritarie, e per poter andare ad abbracciare probabilità pari almeno al 50% bisogna attendere l’ultima riunione dell’anno o la prima del prossimo esercizio.

Ad ogni modo, la partita non è ancora chiusa, visto e valutato che vi è più di un’intera tornata di dati prima della riunione, che sarà il 21 settembre. A meno di delusioni dai dati di domani (vendite al dettaglio e fiducia del Michigan), la correzione in atto potrebbe fermarsi qui.

Di contro, l’euro è salito ulteriormente tentando di riagganciare quota 1,12 EUR/USD, ma la salita si è fermata a 1,1192 EUR/USD. Dopo la delusione ieri sui dati di produzione industriale francese, domani sarà la volta di quelli aggregati dell’area di giugno e della seconda stima del Pil del 2° trimestre. Salvo sorprese favorevoli da questi dati (e salvo delusioni da quelli USA) l’euro potrebbe chiudere la settimana rientrando in area 1,10 EUR/USD.

A nostro giudizio, è sempre più difficile che la Fed possa optare per la decisione di alzare i tassi nel corso della prossima riunione di settembre, divenendo invece molto più probabile un aumento nell’ultima occasione del 2016 (con un atteggiamento che, sostanzialmente, andrebbe a ricalcare quello del 2015, quando la Fed incrementò per la prima volta i tassi proprio sul finire dell’anno). Rimangono quindi inalterate le valutazioni precedenti sul cambio EUR/USD, con un range tra 1,10 e 1,15 che potrebbe essere mantenuto fino a quando il dollaro non potrà godere del rafforzamento prevedibile conseguente alla strategia di ripresa di aumento tassi. Nelle prossime settimane, però, eventuali dati positivi potrebbero spingere l’euro sotto quota 1,10, per quanto in misura temporanea e lieve.

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