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Forex e materie prime, prevalgono i movimenti di cautela

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Sul fronte cambi, oggi il dollaro statunitense è tornato a ritracciare con una debolezza più marcata nei confronti dello yen giapponese.

La motivazione è da ricercarsi principalmente nei commenti prudenti del membro Fed Lael Brainard (che tradizionalmente era contraddistinto da posizioni espansive), e che sembrano allontanare l’ipotesi di un rialzo dei tassi già la prossima settimana durante il FOMC del 21 settembre, confermando, di fatto, le attese di mercato che spostano l’intervento più sul fine anno, probabilmente dopo le elezioni presidenziali.

Appare infatti piuttosto difficile che, archiviata l’opportunità di alzare i tassi nel FOMC del 21 settembre (la possibilità rimane comunque ancora aperta), la Fed possa muovere in tal senso nella riunione immediatamente successiva, che sarebbe troppo ravvicinata alle elezioni USA. Ne consegue che il cambio dollaro/yen è tornato sotto 102 mentre l’euro/dollaro scambia sotto 1,1250 allontanandosi dai massimi settimanali sopra 1,13 visti in coincidenza del nulla di fatto della BCE, con l’istituto di Mario Draghi che – ricordiamo brevemente – ha scelto di non toccare i tassi e il quantitative easing, pur lasciando intendere (in relazione al secondo elemento) di essere pronto a una revisione nella prossima riunione, o in quella successiva, sia per quanto concerne il termine (marzo 2017) che per quanto concerne la struttura.

Passando alle commodities e alle materie prime, il dato impattante di oggi è stato quello della produzione industriale cinese di agosto, che è cresciuta al ritmo annuo di 6,3 per cento, per il miglior risultato da marzo, contro attese di 6,1 per cento e dopo l’incremento del 6 per cento di luglio. Sempre il mese scorso le vendite al dettaglio sono aumentate dello 10,6 per cento su base annua dopo il 10,2 per cento di luglio, anche in questo caso meglio del consenso pari a 10,3 per cento.

Le materie prime hanno reagito solo lievemente ai dati in miglioramento provenienti dal principale consumatore al mondo di commodity e nonostante un marginale ritracciamento del dollaro, che favorisce l’acquisto di asset denominati in quella valuta. Quotazioni al ribasso per i derivati sul greggio, oggetto di vendite dopo la buona performance di ieri. Gli operatori restano timorosi circa l’abbondanza di offerta proveniente dagli USA vista la ripresa delle trivellazioni in territorio statunitense e nonostante l’inizio della stagione degli uragani nel Golfo del Messico, dichiara ISP.

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