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Euro, BCE dirama nuove stime sull’economia

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La BCE ha inglobato tutti i progressi che sono stati più volte evidenziati dai dati negli ultimi due mesi, e li ha incorporati nelle nuove stime dello staff, pubblicate a margine della recente riunione del comitato di politica monetaria. In tale analisi, è stata rivista al rialzo la crescita economica 2017, da 1,7 per cento a 1,8 per cento, e 2018, da 1,6 per cento a 1,7 per cento.

La stima di inflazione 2017 è invece stata significativamente rivista al rialzo da 1,3 per cento a 1,7 per cento, mentre è stato sicuramente più modesto il rialzo della proiezione per il 2018, da 1,5 per cento a 1,6 per cento, mentre la stima per il 2019 è ferma all’1,7 per cento.

Nonostante il marginale rialzo della previsione per l’inflazione sottostante nel 2018 e 2019, il consiglio di politica monetaria ritiene che per il momento l’incertezza che circonda le stime, per quanto ridottasi, sia ancora elevata. Alla luce di ciò, il comitato ha dunque ritenuto evidentemente opportuno mantenere inalterata la politica monetaria, preannunciando che probabilmente rimarrà così per ancora diverso tempo.

Tra le perplessità principali vi è ancora un buon riferimento su quanto sia effettivamente sostenibile il rialzo dell’inflazione sottostante al venir meno dello stimolo della Banca Centrale Europea: uno stimolo che secondo lo staff aggiungerebbe 1,7 per cento di crescita e di inflazione nel 2016-18.

Insomma, la BCE continua a contraddistinguere la propria politica con un evidente atteggiamento prudente, a fronte di minori rischi per la crescita. Un atteggiamento che è spiegato principalmente dall’elevata incertezza associata agli eventi elettorali in Francia e successivamente in Germania. Ad ogni modo, è molto probabile che se i dati dovessero confermare l’accelerazione della ripresa, e se il rischio Le Pen alle presidenziali francesi non si dovesse concretizzare, a giugno la BCE potrebbe adottare una comunicazione più simmetrica sui tassi e sugli acquisti e iniziare una discussione sui tempi e modalità di uscita dalle misure non convenzionali (tassi negativi e QE).

Difficilmente però l’applicazione di simili manovre differenti dall’attuale politica monetaria troveranno applicazione prima dell’ultimo trimestre 2017 o, ancora, nella primissima parte del successivo 2018. Vedremo dunque che cosa succederà nel corso dei prossimi mesi, seguendo l’evoluzione dei dati macroeconomici di principale riferimento in ambito eurozona.

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