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Dati macro in miglioramento, ecco i riscontri di oggi

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Sebbene la settimana non sia certamente ricchissima di spunti, dopo l’employment report della scorsa settimana che ha catalizzato l’attenzione degli osservatori, e in attesa di quello che accadrà in un mese di giugno che si preannuncia comunque densissimo di novità soprattutto per la sua seconda parte, si può proficuamente cercare di capire che cosa è accaduto in ambito macro e analisi fondamentale negli ultimi giorni.

Cominciamo in area euro con Hansson, che ha dichiarato che la Banca centrale europea non ha un vero e proprio target giornaliero o mensile per gli acquisti di corporate bonds, e che modulerà gli stessi in base all’impatto che hanno sullo spread. Hansson ha poi spiegato che la Banca centrale europea vuole ora verificare l’effetto delle misure avviate, escludendo che siano allo studio nuove misure a breve termine.

Dalla Banca di Francia, Villeroy ha detto che il “lancio della moneta dall’elicottero” non è contemplato dal momento che non tutte le misure non convenzionali sono legalmente ammissibili. Non si tratta certamente di una misura allo studio, e sarebbe una iniziativa non priva di ripercussioni e di discussioni.

Sempre la Banca di Francia ha stimato per il proprio Paese una crescita del PIL di 0,2% t/t nel trimestre in corso, dopo il buono +0,6% t/t del 2016.T1. La sua indagine di clima ha registrato un miglioramento della fiducia fra le imprese dei servizi ma un calo nel comparto manifatturiero; fiducia invariata nelle costruzioni.

Passando agli Stati Uniti, dopo la già ricordata delusione proveniente dai dati sul mercato del lavoro, arrivano buone notizie grazie alla diffusione dell’aggiornamento sull’indice JOLTS sulle offerte di impiego, che è ulteriormente salito in aprile, continuando la ripresa dai minimi del novembre 2015.

Per il momento, comunque, gli indici azionari europei appaiono deboli, mentre quelli statunitensi hanno chiuso in moderato rialzo. Il petrolio sta intanto registrando ulteriori progressi: il Brent crude future ha chiuso la giornata a $52,51, oltre un dollaro sopra i livelli di apertura. Ulteriore indebolimento del dollaro sui mercati valutari, che scambia con l’euro intorno a 1,14. La sterlina non trae molto beneficio dai forti dati di produzione industriale, chiudendo in marginale ribasso contro dollaro a 1,4501 dopo aver segnato massimi infragiornalieri a 1,4599. Pesa naturalmente l’attesa nei confronti della Brexit, un evento che non mancherà di generare aleatorietà fino al momento in cui si sapranno i riscontri del referendum del prossimo 23 giugno.

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